Il fascino di Kairouan visto da Mondher Chafra | Emanuela Frate
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Emanuela Frate   
Il fascino di Kairouan visto da Mondher Chafra | Emanuela Frate
Kairouan, la grande moschea
Mondher Chafra, professore di letteratura alla facoltà di lettere di Rakkada (Università di Kairouan), traduttore, regista di pièces teatrali, ci parla del suo rapporto con Kairouan, sua città natale. Eletta quest’anno capitale dell’arte e della cultura islamica, è la città più sacra di tutta la Tunisia. e la quarta città santa del culto islamico dopo La Mecca, Medina e Gerusalemme.

Professor Chafra, lei ama molto questa città, tant’è che ha collaborato alla realizzazione di un film sull’immaginario che offre Kairouan e sulla Moschea di Okba. Ma qual è il suo personale rapporto con questa città?
La sacralità di questa città ancestrale gli conferisce un fascino ed una magia eterna che risplende nei cuori di chi l’ha conosciuta. Il meraviglioso film, realizzato all’inizio del secolo scorso da Jean Creusy “Le Fou de Kairouan” offre un’immagine di totale abbandono mistico della persona cui fanno eco, in letteratura, gli scritti di André Gide, il grande scrittore e viaggiatore francese. Lo scenario che ho intenzione di realizzare nel mio film documentario sulla Moschea di Okba dovrebbe saper rispondere all’intento di diffondere la cultura dell’accoglienza insita nella città di Kairouan. Inoltre, nel mio one man show “Sartre sur scène” che ho interpretato a Fès, il riferimento ai luoghi natali è molto evidente attraverso il mio discorso.

Lei si è molto interessato al culto del Mediterraneo nel tentativo di unire la sponda nord e la sponda sud di questo comune luogo di origine di molte culture. Lo fa a livello letterario, paragonando, nel suo recente libro, la letterata francese Françoise Chandernagor all’algerina Ahlem Mustaghanami, ma lo fa, altrettanto, da un punto di vista più propriamente artistico come si evince da un suo recente seminario sull’arte musulmana aperta ad una cristianità estetica.
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Mondher Chafra
Il concetto di Mediterraneo non dovrebbe essere un sogno premonitore bensì un dato reso attuale dalle trame della storia e ben consolidato da quei grandi pensatori e scrittori che hanno vissuto sulle sponde di questo mare maestoso. L’opera che sto per pubblicare in lingua araba “Ala atabet alshark wal gharb”sui confini tra Oriente e Occidente, cade proprio in un momento storico delicato perché, anche se si parla di dialogo e di scambi culturali reciproci, esistono alcune voci, tuttavia, ferme e sclerotizzate che alzano lo stendardo dell’esclusione ed il desiderio di allontanare l’Altro…In realtà, il Mediterraneo non è che il sogno di tutti coloro che non vogliono altro che comprensione ed incontri reciproci, poiché, in fondo, non esiste che una labile fessura tra la riva nord e quella sud. Tra Françoise Chandernagor (Académie Goncourt) e Ahlem Mustaghanemi (letterata algerina), la scrittura parte dai confini dell’immaginazione, queste due firme femminili navigano nei “colori del tempo” e nel “caos dei sensi”, due voci femminili che trasmettono questa sonorità fertile dell’essere umano. Per quanto riguarda lo studio dell’architettura inerente all’ambito di Kairouan, posso notare che l’arte islamica ha sondato proficuamente le vestigia di quell’Occidente che si è accostato alla regione di Kairouan (Aîn Jelloula; Narsallah, Waeslatia). Un esempio mirabile è quello dei capitelli che ornano le colonne interne poste dinnanzi al Mirhab (il circondario dell’Imam) dove si ritrovano la bellezza corinzia accostata alle foglie della vigna, matrimonio armonioso di curve che ha la sua eco nel “Al Hambra”in Spagna. Penso che l’arte in generale abbia questo dono magico di far incontrare le passate memorie e di riunire le mani che si tendono.


Emanuela Frate
(07/10/2009)


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