La seconda mutazione dell’islam

//Bernard GuettaSe un cronista dell’epoca avesse provato a spiegare ai persiani l’atrocità delle guerre di religione che sconvolgevano l’Europa, di sicuro i suoi interlocutori avrebbero concluso che tutti gli europei erano barbari. Oggi è il mondo arabomusulmano a essere sprofondato nel caos, e due giorni dopo il massacro che ha sconvolto la Francia gli europei hanno una reazione simile: tutti barbari, tutti pazzi assetati di sangue. Ma non si può combattere una follia ignorandone le radici.

L’islamismo, la strumentalizzazione politica dell’islam, è nato in Egitto alla fine degli anni venti del novecento, quando l’imam Hassan al-Banna pensò che bisognava combattere l’egemonia occidentale sui paesi arabi riaffermando la loro identità religiosa. In meno di quindici anni i Fratelli musulmani arrivarono a contare oltre duecentomila militanti e il movimento diventò presto l’unica vera forza di opposizione alle dittature postcoloniali (filoccidentali o filosovietiche) che stavano decimando i movimenti democratici.

L’islam si opponeva alle dittature, era un islam conservatore ma non ancora fanatico e guerriero. La guerra in Afghanistan cambiò tutto, perché per contrastare l’Unione Sovietica gli Stati Uniti decisero di costituire legioni musulmane arrivate da tutti i paesi dell’islam. Armate dalla Cia e finanziate dai sauditi, queste legioni contribuirono largamente alla sconfitta sovietica, ma allo stesso tempo diventeranno la culla del jihadismo, una nuova forma di islamismo violenta, bellicista e totalmente fanatica.

Tornati nei loro paesi d’origine, i combattenti hanno attaccato (per esempio in Algeria) i regimi al potere con l’obiettivo finale di abbattere gli Stati Uniti dopo la caduta dell’Urss. Questo meccanismo ha partorito l’11 settembre e Al Qaeda, un movimento messianico di conquista religiosa poi sconfitto da un fronte composto da quasi tutti i paesi del mondo. Oggi il jihadismo è di nuovo in voga grazie allo Stato islamico, seconda mutazione dell’islamismo. Il messianismo, nel frattempo, è diventato soltanto una facciata che favorisce il reclutamento. L’obiettivo principale dello Stato islamico è quello di creare uno stato sunnita a cavallo tra Iraq e Siria. Ormai non è più uno scontro tra la vera fede e gli infedeli, ma una battaglia dell’islam contro l’islam, sunniti contro sciiti, Arabia Saudita contro Iran.

Il Medio Oriente viene ridisegnato in una guerra che non si ferma, ma la barbarie dello Stato islamico non deve farci dimenticare l’arretramento costante dell’islamismo. Non sono stati gli islamisti a partorire la primavera araba, ma la gioventù modernista. Arrivati al potere in Egitto e Tunisia attraverso il processo democratico, i Fratelli musulmani sono stati travolti dal rifiuto popolare. Se Bashar Al Assad non avesse strumentalizzato i jihadisti per combattere l’insurrezione democratica che lo minacciava, lo Stato islamico non si sarebbe affermato in Siria. La Storia è in marcia nel mondo arabo. Sarà un processo lungo e sanguinoso, ma come Al Qaeda anche lo Stato islamico è destinato alla sconfitta, perché il jihadismo è a un punto morto.

 


 

Internazionale

Traduzione di Andrea Sparacino

 

 

 

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