Dare risposte concrete per fermare la strage di migranti

Fuggono dalla guerra, dalla violenza, dalla schiavitù, dalla fame, dalla miseria, dalla distruzione e trovano la morte. La strage di migranti nel Mediterraneo continua senza tregua. Oltre 900 persone salpate dalla Libia sono finite in fondo al mare aggiungendosi a quelle 15 mila-25 mila persone che dal 1998 ad oggi sono morte nel Canale di Sicilia nel tentativo di raggiungere le nostre coste con la speranza di una vita migliore.

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Una catena di morti senza fine. Non un’emergenza ma un fenomeno ormai strutturale che scaturisce dalle condizioni socio economiche e dai conflitti: in Siria, in fuga 4 milioni di persone dalla più grave crisi umanitaria dopo la seconda Guerra Mondiale, dal Corno d’Africa, dalla crisi irakena. E un racket criminale in Africa che si unisce a troppi casi di corruzione anche in Italia di chi specula sulla disperazione. Come affrontarlo? Salvando innanzitutto vite umane ma anche cercando soluzioni perché le tragedie nel Mediterraneo non si ripetano più. Serve una risposta non solo umanitaria o solo securitaria. Serve una politica comune dell’Unione europea che affronti alla radice le cause strutturali e che non continui a dimenticare che le frontiere italiane sono frontiere europee, superando così una realtà in cui su 28 Paesi il 70 per cento dei rifugiati sono distribuiti solo in 5 Paesi, tra cui l’Italia.

Tra le soluzioni che da più parti s’invoca, c’è quella di smistare le domande di asilo in corridoi umanitari sulla sponda sud del Mediterraneo per permettere flussi controllati, protetti e regolari. La risposta di Renzi è stata chiara: “Il controllo del mare è complicato ma no al blocco navale bensì interventi mirati contro un racket criminale fuori da ogni controllo”. Gli scafisti già arrestati sono 1.200. La situazione politica caotica in Libia, da dove parte il flusso maggiore di chi tenta la fuga, rende tutto più difficile e per ora l’impegno dell’Onu per una soluzione diplomatica alla crisi libica non sembra aver dato molti risultati.

dscf 2014Giovedì è previsto un vertice europeo. Sul tappeto un piano in dieci punti per affrontare l’emergenza immigrazione, tra cui rafforzare le operazioni Triton e Poseidon nel Mediterraneo, uno sforzo sistematico per catturare e distruggere le imbarcazioni dei trafficanti, un ampio programma per le persone bisognose di protezione ma anche misure per rimandare rapidamente indietro i migranti irregolari, coordinato da Frontex.

Di certo non è più tempo solo di parole, indignazione, proteste. E’ tempo di risposte rapide, umanamente giuste, concrete, condivise sul piano europeo, che affrontino i problemi reali per uscire dall’emergenza continua. Dalle tragedie che si ripetono nel Mediterraneo.

 


 Stefanella Campana

21/04/2015

 


//Barbara Spinelli//Francesca ComenciniL’ultima strage nel Mediterraneo ha suscitato reazioni e appelli. Tra i tanti, Babelmed  ha raccolto la lettera aperta di Barbara Spinelli e un intervento molto personale e toccante della regista Francesca Comencini
 
 

 

 

 

 

 

 

 

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